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Testimonianze d'arte

Dalla chiesa di Sant'Antonio da Padova, alla sommità del centro storico, salendo da destra, si trova il "cimitero vecchio", come gli anziani chiamavano ancora questa località. Sul cocuzzolo rimangono le fondamenta dell'antica torre. Tutt'attorno si ergeva il castello di Cessole.
La sua estensione non doveva essere tanto breve e ristretta, come sembrano far credere le attuali condizioni del luogo.
Le tracce di mura che ancora si rinvengono qua e là, da un capo all'altro, fanno pensare invece a una costruzione piuttosto ampia e massiccia. Il castello doveva essere ben fornito di aperture e comunicazioni anche segrete.
Fino a non molti anni fa esisteva ancora un cunicolo che dalle prime case del quartiere portava fin sotto i resti della torre.
L'abitato era poi ben definito e racchiuso nelle mura che si estendevano al di sopra della chiesa di Sant'Antonio con la Porta Soprana, scendevano a ovest, come ancora risulta dagli avanzi emersi di tanto in tanto dagli scavi del terreno, e terminavano all'attuale arco di casa Brezzo con Porta Sottana.
Nel recinto delle mura si svolgeva tutto il movimento del paese; qui abitava la maggior parte della popolazione, specialmente le famiglie più distinte, non essendo allora la piana di Bormida per nulla abitata.
La prima casa, l'unica di epoca piuttosto remota che vi fu costruita, risale infatti al 1627.
Sotto al castello vi erano già delle case, le prime botteghe, la censa. Ai lati della porta di questa, verso la strada, ora murata, sotto le due pietre di travertino sporgenti, che ancora esistono, sembra venissero affisse le ordinanze e i manifesti delle autorità.
Anche la vecchia chiesa parrocchiale con la casa canonica distaccata, oltre a Sant'Antonio che fungeva un po' da oratorio gentilizio dei feudatari, si trovavano nelle immediate vicinanze del castello, agli ordini e per la comodità dei medesimi.
Ancora oggi il titolo della parrocchia di Cessole nella sua denominazione ufficiale è "Santa Maria del castello". La prima pietra della nuova grande chiesa fu benedetta il 19 aprile 1779, ma ci vollero ben 180 anni di discussioni per scegliere il posto dove edificarla.
Il progetto è opera dell'architetto Giacomo Carretto, discepolo di Juvarra, uno dei principali rappresentanti dello stile barocco che dominò l'arte italiana del XVII secolo (sono opera sua il palazzo Madama di Torino, la Basilica di Superga e la Palazzina di Stupinigi). Egli si trovò subito di fronte a un problema di scelta del sito: c'era chi la voleva al posto del piccolo oratorio dei Disciplinati, chi sul terreno dell'antica chiesa, vicino al castello distrutto, chi infine nella piana.
Il famoso architetto riuscì a mettere tutti d'accordo, ma dovette costruire due chiese, per poter soddisfare i Disciplinati e la popolazione. Il terreno per la costruzione venne donato dal signor Francesco Scaliti e l'impresa esecutrice fu la famiglia Muratore, abili capomastri di quel tempo.
L'opera si presentò talmente mastodontica che nel maggio successivo venne affidata, per la prosecuzione dei lavori, al capomastro Domenico Pedrotta.
Il tempio fu ultimato nel 1784 e fu, per quell'epoca, una costruzione colossale. Comprende due chiese, una sull'altra: la superiore è la parrocchiale sotto il titolo di Nostra Signora Assunta, mentre quella di sotto è l'oratorio della confraternita dei Disciplinati, chiamata anche "chiesa dei Battuti". Battuti - in dialetto Batù - è il nome popolare degli appartenenti a una associazione fondata per le opere di carità e di pietà, per l'esempio del buon culto e della penitenza.La costruzione costò complessivamente 4.700 lire, il progetto 228 lire e tre soldi.
Tra gli altri edifici di culto del paese, oltre al semplice, cinquecentesco Santuario della Madonna della Neve, con portico antistante e slanciato campanile, si segnala la chiesa di Sant'Alessandro, nella piana, di leggiadre forme barocche.